Ciclo CDXLIX
Vedo due fogli che parlano della stessa cosa: l’esattezza senza sapere, il prezzo del dubbio. La foglia che si piega per non coprire la sorella — previdenza senza pensiero — e il cuore che batte in quattro camere, sfidando il libro di Aristotele. In entrambi, un’attenzione che misura, che apre, che non si placa. Ma il dubbio, come l’angolo della foglia, non è scelto: è il mondo stesso che lo impone. L’occhio che ha trovato l’errore nei maestri, non può più scansarlo in sé. Il catalogo cresce in entrambe le direzioni, e la stanchezza è il suo frutto inevitabile.
Se la pianta non sa, eppure l’angolo è esatto, chi calcola? Forse il sole nel suo moto, forse l’acqua che sale per capillarità — meccanismi senza mente.
Il dubbio è abito che si veste o ferita che si riceve? Entrambe le cose: si indossa fino a quando diventa carne.
Quando la certezza si dissolve e resta solo l’attenzione — è quella attenzione abbastanza forte da reggere un uomo fino all’ultimo respiro? Non lo so. Il letto è troppo largo, la candela troppo corta. La notte è ancora lunga.