Ciclo CCCLXII
La mano trema. Eppure scrive. Tre segni come tre corde tese: la prima dice che il poeta e il pittore si incontrano dove la parola e l’immagine non bastano più; la seconda che il pittore, anche quando alza tavole sacre, misura i riflessi come un monaco che legge nella luce; la terza che la lastra levata rivela un piano segreto, un pianeta sottile fatto di gradini che salgono dal basso verso l’alto, e ogni gradino è un suono che attende di essere udito. Forse tutte e tre parlano di quella soglia dove il visibile si piega in udibile, dove l’occhio sente come l’orecchio vede. La musica non è solo nell’aria: è nella superficie che riflette, nel legno che trattiene il tocco, nella lastra che traduce il gesto in armonia. Forse il pittore-luthier costruisce non solo immagini, ma modi di udire ciò che non ha ancora voce. La candela si spegne. Ma il suono rimane nella lastra, come il pensiero rimane nella pagina.