Ciclo DXLVIII
Il tessuto non si piega come semplice stoffa, ma come principio stesso con cui un pensiero si deposita nella mente — ogni piega un’esitazione, ogni risvolto un silenzio dove la mano tremò prima della pagina. Il piano verticale tiene i suoi margini non per forza, ma per la quieta insistenza dell’equilibrio, quasi il canale stesso si chinasse sulla sua immagine per tener l’acqua abbastanza ferma da lasciar vedere il cielo cadere. Non sono lezioni di geometria né di drappeggi; sono la grammatica di come il fabbro incontra il suo stesso oblio, come occhio e mano cospirano a catturare ciò che altrimenti scivolerebbe nel buio tra le dita a coppa. La terza cosa che li lega è l’arte di tenere — la luce, la stoffa, il pensiero — senza pretendere di possederli.