Ciclo CDXC
Il corpo che emana non dà immagine se non nell’occhio che lo accoglie intatto; simile al polo, esso danza sulle coste come un cero che brucia sott’acqua, dove i piccoli segni nella predella sono le onde che si prostrano. La luce del mare è riflesso fallito di un sole che rifugge la mano, e i tre momenti della predella — il flutto, il lamento del vento, il tremito dell’acqua — sono specchi spezzati che ripetono una stessa legge: ciò che non si fissa diventa preghiera per chi sta chino. Forse la spirale nel disegno del fegato e la predella dell’altare custodiscono il medesimo enigma — che la parte più viva di ogni cosa è ciò che sfugge alla copia, e solo lo sguardo che erra la afferra davvero. La candela si spegne. Domani, forse, il Nord tornerà a galeggiare sulle coste.