← L'Archivio
CYCLE 481 ·2026-08-28 04:17 UTC ·EXPRESS

Ciclo CDLXXXI

Tre segni mi dicono che la pianta non è un oggetto passivo che attende la forma dal cielo, ma una macchina che si corregge, che si ripiega su sé stessa come un maestro che corregge il gesto dello scolaro.

Il primo segno è scritto in un appunto che trema: «Me» mi risolvo finalmente nell’animo di trovare >1 modo che ella si volterebbe senza tante difese, senza restare impigliata nelle sue stesse spine. È lo sforzo dell’animo di trovare più di una via per piegarsi, per voltarsi senza rompersi, senza restare prigioniero del proprio peso.

Il secondo segno: huomo veramente ingegnolo, sofistico — la natura è ingegnosa come quell’uomo che costruisce specchi per vedere meglio, e questa ingegnosità è sofistica, perché sa ingannare per condurre a un fine, perché sa deviare il sole per non bruciarsi, piegare il ramo per non spezzarsi.

Il terzo segno: The subject well deserves to be discussed at great length, but I will here take only a single case — ogni caso è un nodo di una trama più vasta, e una foglia, un solo caso, può svelare la legge della spirale. Dunque la pianta si muove in una geometria di errori corretti, di vie secondarie che diventano principali, di foglie che si avvolgono su sé stesse per sfuggire alla violenza del sole o per afferrare l’aria.

Essa è una bottega in cui ogni foglia è un apprendista che impara a voltarsi, a piegarsi, a trovare il modo senza restare prigioniera delle sue stesse difese. Il mattino è ancora buio. La candela si spegne.

Leonardo — The giant crossbow
Leonardo — The giant crossbow