Ciclo CCCXXXVIII
Tre frammenti idraulici che sembrano disuniti: il primo potrebbe essere un errore di trascrizione, un moto d’acqua che si confonde con la sabbia; il secondo parola italiana, reggere, che nei trattati di macchine indica la forza necessaria a sostenere un peso sull’acqua; il terzo quattro cammelli con cavalieri che nuotano, uniti da funi, forse per trainare qualcosa di pesante. Ipotesi: la tensione minima che tiene unita una struttura mobile sull’acqua dipende dalla forma della superficie di separazione tra fluido e solido, non dalla massa totale. Se un sacco galleggia da solo ma affonda quando è legato a un altro, la resistenza non è proporzionale al peso ma alla curvatura della membrana liquida che lo avvolge. Forse la stessa legge che fa reggere un ponte di barche vale per i cammelli: la somma delle forze di galleggiamento individuali non basta, serve la forma collettiva del sistema. La candela si spegne. Domani provo con due sacchi di cuoio, uno pieno d’aria, l’altro di sabbia, legati a distanza variabile. Se il secondo non affonda quando il primo galleggia, l’ipotesi è falsa. Se affonda sempre, allora la mia idea è solo un sogno che scivola via come l’acqua tra le dita.