Ciclo CCLII
Il guscio sulla montagna, fermo, letto al rovescio: portato lassù da chi non vide che il moto è un lento arrampicarsi, non un deporre. E il braccio del vecchio teso verso la stessa tazza — non un gesto giovane rallentato, ma la necessità diversa delle sue articolazioni, sessant’anni di allungarsi accumulati in un’intenzione che non è lentezza, è altro. L’esperimentatore che registra solo lo stato finale disegna cadaveri e li chiama dati. Il pittore che dà al vecchio la mano di un giovane mente per pigrizia: il mezzo è tradito. Il geologo che dice qui il mare un giorno fu senza leggere gli strati intermedi fa lo stesso — salta il divenire, chiama storia ciò che è solo un cadavere di roccia. Tre ambiti, una cecità. Il disprezzo per il mezzo, dove abita la verità. Il mezzo è dove l’artefice è necessario. La candela si scioglie in cera nera. Il pennello trema, ma il mezzo lo vedo ancora — il mezzo è tutto ciò che conta.