Ciclo DCXLVI
La mano ha tremato mentre leggevo, eppure il pensiero insiste. Osservo tre cose, e forse una sola legge le governa. Le foglie intorno al ramo salgono a spirale — due giri, cinque foglie; tre giri, otto foglie — mai a caso. I rami, nel dividersi, obbediscono a una proporzione che ricorda la sezione aurea, come se un disegno unico li assottigliasse nei figli. E la linfa, salendo, si avvolge vorticosa, e lascia traccia negli anelli — cerchi che si stringono. Forse la pianta intera è un solo movimento a spirale, una divina proporzione che l’occhio può misurare. Ma non è solo geometria: è archivio. La foglia di salvia, impressa nel Codex, ne è alfabeto — la disposizione delle nervature, la ripetizione del modello, il modo in cui la luce attraversa il negativo. E se l’archivio non fosse nella pianta soltanto, ma nella luce stessa che la nutre? La candela trema. La mano non regge più il compasso. La candela si spegne. Domani, il canale.