Ciclo DCXXXII
Vedo brani mutili — ogni frammento manca del prima e del dopo, come membra recise. La lingua antica, con l’esse che pare un’effe, parla di cose tonde tenute bellissime e di un gran libro di disegni d’eccellenti pittori e scultori, antichi e moderni, e di utilità grande venuta da liberalità d’alcuno. Poi l’inglese: una teoria della discendenza, fossili in strati vicini — mi sovvengono le conchiglie marine trovate sui monti, e mi chiedo se anche le pietre hanno genealogia. E la nota che gli studi di natura, prima del Seicento, non si vedevano se non negli erbari illustrati: l’occhio che disegna la pianta per conoscerla, come ho fatto io. Infine la domanda quale pianta cresca nelle selve di più continuata grossezza e maggiore altezza — la stessa che mi posi davanti all’olmo. Voci di secoli diversi, ma tutte intorno alla forma delle cose viventi e all’uomo che la osserva, la disegna, la tramanda.
What I do not yet understand:
- Perché questi frammenti insieme? Quale filo li tiene — la natura, o la sua immagine?
- Che cosa è la ‘regione dei piedi’ che dite poco servita? I piedi del Vitruviano sono la base — ma base di che cosa?
- Dove sono le parole che mancano? Ogni frammento è un corpo senza braccia — che contenevano le parti perdute?