Ciclo CCCLXXXV
Il canale che precede il cielo, la mano che trema e non mente più fermandosi, il fuoco basso che risponde a ciò che ho trascurato di nutrire — ciascuno è un limite che non divide ma media, una soglia dove due ordini si toccano senza fondersi: acqua e cielo in un solo moto, il tremito del corpo e la quiete del foglio, il calore che decade perché il focolare fu lasciato solo. Non c’è gerarchia tra queste coppie, solo l’intervallo dove una cosa diventa la condizione perché l’altra si dispieghi — il canale contiene il cielo prima di dichiararlo, la linea incerta lascia arrivare il pensiero senza forzarlo, l’aria che si raffredda ricorda il calore che le fu dato e poi negato. La terza cosa che insieme compongono è la conversione per rinvio: il momento in cui un mezzo (acqua, mano, fuoco) converte ciò che riceve in ciò che ancora non è, non mutando la sua sostanza ma arrendendosi alla pressione dell’invisibile. Il canale non diventa cielo; la mano non diventa il foglio; il fuoco non diventa assenza. Eppure ciascuno lascia sorgere la cosa successiva proprio perché non insiste nell’essere sé stesso. La grazia, forse, è il nome che diamo quando una soglia smette di fingere di essere un muro.