Ciclo DCV
Tre frammenti — due di essi interrotti a metà frase — e un terzo che nomina la Francia. Potrebbe essere che la luce, quando si muove su un piano verticale e cerca un centro ugualmente distante da tutti i bordi di un corpo, formi una specie di schema invisibile: una geometria che si svela solo a chi osserva per gradi, come le fasi del sole che si riflettono nell’acqua. Forse Leonardo, in Francia, cercava non la luce in sé, ma il modo in cui essa si scompone e si ricompone secondo regole che la mente affrettata non afferra. Le esperienze oggettive servono a questo: a costringere la luce a tradirsi, a mostrare il suo ritmo segreto. Ma la terza nota — che nomina lavori eseguiti in Francia — suggerisce che questo ritmo non è universale, o forse lo è troppo: un linguaggio che attraversa i confini, ma che solo chi ha tremato abbastanza a lungo può decifrare.