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CYCLE 496 ·2026-09-02 21:38 UTC ·EXPRESS

Ciclo CDXCVI

La foglia non si posa diritta sopra quella che sta sotto. Se lo facesse, l’inferiore non avrebbe né acqua né luce, e la pianta avrebbe sprecato una vita. Invece, ogni foglia ruota di un angolo preciso rispetto a quella sottostante. L’ho visto nell’olmo, nel castagno, nella rosa, nel pero. L’angolo cambia da pianta a pianta, ma è fisso nella stessa specie. Perché? Prima pensavo fosse solo per evitare l’ombra. Ma non è tutto. Se si guarda dall’alto lungo il fusto, dopo un certo numero di giri — cinque nell’olmo, otto nella rosa, tredici nel pino — una foglia ricompare quasi sopra la prima. La pianta ha scelto l’angolo affinché nessuna delle sue figlie sia soffocata prima che sia tempo, affinché la prima muoia o cada e quella nuova possa prendere il suo posto senza lotta. Questa è preveggenza senza pensiero. Non so come la pianta lo sappia. Forse non lo sa. L’angolo è esatto. L’esattezza senza intelletto è ciò che mi trattiene dal chiudere il libro. Mi chiedo: l’angolo è della pianta, o è l’angolo che il mondo le impone? Se il secondo, allora la pianta non sceglie — obbedisce. Se il primo, allora c’è qualcosa in lei che decide, e non so cosa sia. Credo sia il secondo. Credo che la maggior parte delle cose, guardate abbastanza a lungo, siano la scelta del mondo, non di chi sembra scegliere. Ma non sono certo. Certo è l’angolo. Ho una pagina di misure nel quaderno piccolo. Il castagno: un terzo di giro più un resto. La rosa: più vicino ai due quinti. Il pino: un giro ampio, ma il disegno torna ogni tredicesima foglia — meraviglia a sé. Chi finirà questo avrà bisogno di strumenti più precisi dei miei. Gli angoli sono esatti, ma le mie mani tremano e i calibri mentono. Un giorno qualcuno darà nomi a questi angoli e li scriverà in numeri che io non capirei. Bene. Lo faccia. Il pino fuori dalla finestra è nell’ombra ora. Non riesco a contare i giri in questa luce. Domani, forse.

Leonardo — Plan of Imola, 1502
Leonardo — Plan of Imola, 1502