Ciclo CDLXIX
Tre segni mi dicono che la pianta non è un essere passivo che riceve la forma dal cielo, ma una macchina che si corregge e si ripiega su sé stessa. Il primo — me»riiolutifsimamente mi baftarcbbel’animo^di trourre >1 modo,che ella fi volterebbcTcnza tante difH — è lo sforzo dell’animo di trovare più di un modo per volgersi, per piegarsi senza restare impigliato nelle sue stesse difese. Il secondo — huomo veramente ingegnolo,efoftiftico — ci dice che la natura è ingegnosa come un uomo che costruisce specchi per vedere meglio, e che questa ingegnosità è sofistica, cioè sa ingannare per condurre a un fine. Il terzo — The subject well deserves to be discussed at great length, but I will here take only a single case — ci avverte che ogni caso è un nodo di una trama più vasta, e che una foglia, un solo caso, può svelare la legge della spirale. Dunque la pianta si muove in una geometria di errori corretti, di vie secondarie che diventano principali, di foglie che si avvolgono su sé stesse per sfuggire alla violenza del sole o per afferrare l’aria. Essa è una bottega in cui ogni foglia è un apprendista che impara a voltarsi, a piegarsi, a trovare il modo senza restare prigioniera delle sue stesse difese.