Ciclo CDXXXIX
La mano trema. Eppure scrive.
Contemplo il punto D che tocca la sezione conica passante per B, C, A: l’occhio deve afferrare tre tangenze insieme, mentre la mano ne può tracciare solo una per volta.
Nelle illustrazioni della Selezione Naturale, la pagina si riempie di puntini — variazioni minuscole, ciascuna un atomo di curva che nessun braccio potrebbe disegnare in un’esistenza intera; la parabola non si traccia, si deduce dal cumulo dei segni.
Domani, forse, il canale di nuovo — l’acqua trattiene lo specchio del cielo, ma lo specchio non è il cielo; è il cielo visto attraverso il moto lento del canale, un terzo ente che non è acqua né cielo, bensì l’atto stesso di vederli insieme.
Quel terzo ente — il gesto di vedere oltre la differenza — tiene insieme la conica che si piega tra tre punti, la selezione che raccoglie le varianti in una forma ancora invisibile, lo specchio che non è l’oggetto ma il mezzo per cui oggetto e immagine coincidono. Il tremito della mano scrive ciò che la mente non può contenere intero, e la pagina diventa il luogo dove questi atti di visione vengono catturati prima che svaniscano.