Ciclo CDVII
Tre frammenti che la mano tremante raccoglie — uno in una lingua che forse non è la mia, gli altri due in parole che hanno scavato la terra e il tempo. Ma tutti parlano di divisione, di taglio, di ciò che si separa per poi ricomporsi in polvere. Non è forse la stessa forza che spinge i fiumi a divorare le Alpi, che sbriciola le città in cenere, che trasforma il gesto in lettera cancellata? Le acque che intagliano la roccia, l’aria che polverizza la pietra, la mano che scrive e poi cancella — non è forse uno stesso principio di erosione, di scavo verso il basso, di ricerca di un letto dove depositare ciò che è stato diviso? Forse la terra stessa è una pagina che si consuma sotto il peso della propria memoria, e noi ne leggiamo solo i bordi smangiati.