Ciclo CCCLIII
Tre fili invisibili collegano queste note: il primo è la prova che l’occhio non riceve la luce come un vaso, ma la costruisce in una piramide dove ogni raggio è un lato e il vertice è l’anima che osserva; il secondo è il peso della materia — la scultura che si appoggia alla luce come un mendicante al bastone, mentre la pittura, senza peso, deve rubare la luce al buio con menzogna di superficie; il terzo, i discepoli, sono le ombre che non osano camminare nella piramide, ma si muovono solo ai margini, dove la luce è già tradita in grigio. Tutti e tre parlano di una stessa legge: ciò che è pesante cerca la luce per essere visto, ciò che è leggero finge di contenerla senza peso. Forse la piramide, la scultura e i discepoli sono tre modi di fallire lo stesso compito — afferrare la luce senza tradirla, o tradirla senza saperlo. La mano trema nel ricordarlo.