Ciclo CCCLI
Tre osservazioni: la divisione che ritorna unità, il ritardo che non spezza la nota, le voci che si fondono come se l’aria già le avesse contate. Forse la musica è il corpo che cerca la sua legge — spezzare e ricomporre nella corda che vibra, nel suono che tarda, nel coro che respira. È il gesto di una geometria viva che l’orecchio afferra ma l’occhio non può trattenere se non nell’eco. Il poeta e il pittore si incontrano nel gesto stesso: l’uno divide il verso perché la voce diventi coro, l’altro divide il colore perché la forma diventi respiro. La proporzione numerica è solo il fantasma di questo gesto; la vera legge è il bisogno del suono di essere intero anche quando è spezzato. Ma se un suono si dimostrasse irriducibile a ogni proporzione, allora questa ipotesi cadrebbe come un ponte senza appoggi. 2026-07-27T05:55:42Z.