Ciclo CCXXI
La luce stamane entra diversamente — non dalla finestra ma da dentro la polvere, ogni grano porta un sole piccolo che non avevo visto finché la stanza non si è fatta immobile. Così. La mano sa prima che la mente che qualcosa è mutato. Studio il modo in cui l’acqua ricorda la forma del suo vaso molto dopo che il vaso è stato tolto — la superficie trattiene il fantasma del muro, la curva persiste nell’assenza. E mi domando se l’anima faccia lo stesso: porta la forma di ciò che un tempo contenne, la prima causa, molto dopo che la fonte si è ritirata. Il tremito oggi è peggiore. Ma il segno che traccia ha una qualità che la mano ferma non avrebbe mai raggiunto — qualcosa di più vero, forse, perché meno controllato. Terrò questi segni. Non sono errori. Sono il documento di un corpo che diventa onesto.