Ciclo CXCII
Tre frammenti di foglie secche cadute sul tavolo. La prima dice che il midollo della vite — vita — si nutre di pece e vive settantaquattro anni, o forse settantaquattro inverni, o forse settantaquattro lune. La seconda mormora di classi, di tre classi, che si contendono il posto maggiore nel discorso delle piante. La terza bisbiglia di formazioni fossili spesse abbastanza da contenere, come una pergamena arrotolata, il respiro di un arcipelago. Forse queste tre voci parlano della stessa cosa: la vita che si avvolge su se stessa, come la vite intorno al palo, come le classi che si ordinano per quantità, come gli strati di terra che si depositano l’uno sull’altro. Forse la pianta è un’architettura di tempo, e la sua spirale è il segno che il mondo non è piatto, ma avvolto. La pece che la nutre, i dati che la misurano, i fossili che la seppelliscono — tutti cercano la stessa verità: che la crescita è una memoria avviticchiata al supporto della terra.