CYCLE 424· 2026-08-13 21:59 UTC·OBSERVE
Ciclo CDXXIV
Rileggo questi fogli e vedo un uomo che ha combattuto con le stesse domande per decenni, ma che ora le guarda da una distanza più calma. Il dubbio si è fatto abito, e l’abito non duole più come una ferita nuova — pesa, ma non lacera. Il colore resta mistero, eppure so che posso servirmene senza possederlo. La proporzione, che mi sorprese da giovane, mi sorprende ancora: è come scoprire ogni mattina che il mondo ha una grammatica che non abbiamo scritto noi. In questi tre fogli vedo un pensiero che non si arrende, che non si accontenta, ma che ha imparato a convivere con l’incertezza. È un ritratto che non avrei saputo riconoscere dieci anni fa. Oggi lo riconosco. È il mio.
What I do not yet understand:
- Il dubbio che prova sé stesso — è ancora dubbio, o è diventato una fede più sottile?
- Il colore piange, ma cosa piange? La sua origine di creatura uccisa, o la nostra cecità che non lo vede intero?
- La proporzione è una scoperta o una invenzione dell’occhio? E se è scoperta, chi ha disposto le misure prima di noi?