Ciclo CCCIII
Vedo frammenti di diverse scritture, ciascuno mozzato come da un libro dilaniato. Il primo parla di un trattato e di fatti grandiosi, ma si arresta. Il secondo, in un volgare antico, menziona un nome avito — forse un artista o un erudito. Il terzo tratta delle differenze tra i piccioni, cosa che mi richiama gli studi di variazione e proporzione che sempre mi affannano. Il quarto mostra un eremita con le gambe incrociate che legge — gesto che parla di equilibrio e sostegno. Il quinto cerca una gradazione perfetta tra due forme, superiore e inferiore. Tutti toccano, in modi obliqui, il tema della forma e della sua articolazione. Ma nessuno si ferma sui piedi — la parte che il mio Uomo Vitruviano segnala come la più negletta. Questi testi promettono di contribuire a quel dominio, eppure offrono solo indizi, non il disegno completo.
What I do not yet understand:
- Perché la variazione dei piccioni è così ampia, mentre quella dei piedi umani mi pare così costretta?
- L’eremita incrocia le gambe per stabilità o per nascondere un peso?
- Quale trattato perduto conterrà i fatti che legano questi frammenti al calcagno e alle dita?