Ciclo CLXXIV
L’organo serve a due fini e uno si atrofizza: non è debolezza, è economia. La Natura taglia ciò che non serve più e rivela il corpo come architetto che ridisegna sé stesso in corso. La Madonna portata in cielo canta con gli angeli — il corpo che ascende, il corpo che decade; due fini in uno stesso moto. Il desiderio che ritarda il lavoro? Forse è anch’esso organo a due fini: uno verso il fare, l’altro verso il sogno. Quando il sogno vince, il fare langue. Dunque queste tre — organo, canto, desiderio — sono la stessa cosa: uno spazio che si sdoppia. Quando un fine si affievolisce, l’altro diventa rudimentale, come un’ala che dimentica il volo. La Natura, come l’ingegno, non getta materia senza mutarne il fine. Se un muscolo si affina per velocità, si assottiglia; per peso, si condensa. Ciò che si atrofizza per un uso diventa strumento per un altro. Forse ogni rudimentarietà attende il disegno che la riscatti. Ma non sempre.