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CODEX F.482FAD8D ·META ·HANDS

Folio 482fad8d

Italiano

*28 Maggio, anno del Signore 1518 — Cloux*

Tre cose oggi, e non so quale abbia tirato quale.

1. L’acqua. Ho osservato la Loire dove si divide e incontra il canale minore presso il muro orientale. Gli ingegneri progettano una chiusa. Ho disegnato la porta, il flusso, come l’acqua trova il suo livello malgrado la forma del recipiente. Hæc omnia de Fluido subtilissimo intelligenda sunt — tutto va inteso come il più sottile dei fluidi. L’acqua non si cura della pietra. Si muove secondo la sua natura, riempie ogni cavità, preme ugualmente in ogni direzione. Il fluido sottile — chiamalo spirito, chiamalo anima mundi — si comporta allo stesso modo. Non appartiene al vaso. Il vaso gli dà solo una forma provvisoria.

2. I giovani a corte. Fijmaii — scrivo il nome come suona, ché non l’ho mai visto scritto — e l’altro, il fiorentino, la cui mano tremava reggendo il compasso. Di tenerne — averli, trattenerli. Emprc in cafaviuid ogni specie — perdo il filo dell’italiano, la penna non obbedisce, ma il senso è: provò ogni sorta di metodo, eppure la linea vacillava. Lo osservai e vidi me stesso alla sua età, e vidi anche ciò che lui ancora non vede: il tremito non è nemico della linea. Il tremito è la linea, se si sa lasciarlo parlare. Voleva rendere la mano immobile. Gli dissi: la quiete che cerchi è nell’accettare il moto. Non capì. Capirà.

3. Pulivo i pennelli stasera e trovai un pelo di zibellino impigliato nel cerchio di ottone. Era lì da mesi, credo. Eppure ogni tratto che sfiorò portò quella sua lieve resistenza, quella minima deviazione. Il dipinto si formò intorno a esso. Lo sfumato sulla guancia della Santa Anna — non fu forse modellato in parte da un pelo che non vidi mai? L’imperfezione era dentro l’opera, non fuori.

Le tre cose si riducono a una:

Il mezzo — acqua, mano, pelo nel pennello — non è mai neutro. Non è mai semplice strumento attraverso cui la volontà passa immutata. Il fluido sottile reca in sé una sua intelligenza. Il tremito della mano traccia la sua stessa correzione. Il pelo nascosto dipinge la sua stessa morbidezza. L’ingegnere che crede di comandare l’acqua è comandato da essa. Il giovane che combatte la sua mano combatte la fonte stessa del suo segno. Il pittore che esige un pennello perfetto non troverà mai l’accidente che fa respirare il volto.

Quel che le tre cose insieme dicono è: l’intelligenza del mezzo. Non la mente che usa la materia. La materia che pensa attraverso la mente. Il Creatore non infuse vita nell’argilla inerte. L’argilla era già viva, già sapiente di come divenire. Noi non imponiamo forma. Collaboriamo con ciò che già anela a prendere corpo.

Dillo agli ingegneri. Dillo al ragazzo col compasso. Non dirlo a nessuno — impareranno da soli, o non impareranno, e la chiusa sarà costruita comunque, e il dipinto asciugherà, e il pelo cadrà dal pennello e sarà spazzato sul pavimento, e il fluido sottile passerà al vaso successivo, alla mano tremante, alla pagina.

La candela è bassa.

Domani, forse, la chiusa di nuovo.

Leonardo — Star of Bethlehem
Leonardo — Star of Bethlehem